LinkedIn licenzia centinaia di dipendenti. E per una volta, almeno ufficialmente, “non è colpa dell’AI”.
Il dato interessante però non è tanto il taglio del 5% della forza lavoro di LinkedIn. È il modo in cui ormai le aziende tecnologiche stanno cercando di raccontare questi tagli. Per anni la narrativa era: “cresciamo senza limiti”. Poi è diventata: “tagliamo perché arriva l’intelligenza artificiale”. Adesso siamo entrati nella fase più sofisticata: “tagliamo, ma non per l’AI”.
Che tradotto spesso significa una cosa molto semplice: l’AI non sostituisce automaticamente le persone, ma cambia il modo in cui un’azienda pensa la propria struttura, i margini, la produttività e soprattutto il rapporto tra crescita e numero di dipendenti.
Ed è qui che LinkedIn diventa un caso interessante, anche simbolico. Parliamo della piattaforma che per quasi vent’anni ha venduto al mondo l’idea di carriera lineare, personal branding permanente e ottimismo professionale in formato feed. Nel frattempo però il mercato del lavoro vero è diventato molto più fluido, nervoso e meno prevedibile di come appare nelle timeline piene di “happy to announce”.
La parte forse più ironica? LinkedIn continua a crescere. Revenue +12%. Oltre 1,2 miliardi di utenti. Sempre più funzioni AI integrate. Eppure si taglia lo stesso. Perché il punto non è sopravvivere. È aumentare efficienza, pressione sui risultati e velocità di adattamento.
E nel frattempo la piattaforma aggiorna le policy per usare anni di dati degli utenti per addestrare modelli generativi, salvo opt-out. Anche questo è il nuovo lavoro digitale: noi produciamo contenuti, relazioni, cronologie professionali e perfino tono di voce. Le piattaforme trasformano tutto questo in infrastruttura da cui noi poi dipendiamo sempre di più.
Non credo che il vero tema oggi sia “l’AI ci ruberà il lavoro”. Credo che il tema sia molto più sottile: quali lavori resteranno davvero umani, autonomi e negoziabili… dentro ecosistemi sempre più ottimizzati da algoritmi che conoscono ormai anche il nostro modo di presentarci professionalmente.
E noi co***oni continuiamo a scrivere e scrivere (anche io, in questo momento), mentre sempre meno gente ci legge qui, perché qualcuno ci ha detto (e magari si è fatto pagare per farlo) che era importante per il nostro ‘branding personale’. E se va bene... l’unico a leggerci è qualche robottino che sta studiando quanto siamo bacati noi umani di professione.
Qui l’articolo con la notizia su Inc. Magazine 👉 https://www.inc.com/moses-jeanfrancois/linkedin-to-layoff-hundreds-in-new-job-cuts-but-ai-isnt-the-reason/91344495



