La casa a un euro è una notizia praticamente perfetta. C’è l’Italia, c’è un borgo, c’è un prezzo che sembra un errore di battitura. Il lettore scopre di poter comprare una casa per meno di un caffè e, con un piccolo sforzo d’immaginazione, vede già il tavolo in terrazza. I lavori sono un dettaglio da affrontare più avanti. Il paese, nel frattempo, risulta già salvato nel titolo.
Non ho scritto ‘Il vero effetto delle case a 1 euro’ perché mi divertisse rovinare questa fotografia. L’ho scritto perché, dopo anni di attenzione internazionale, continuavamo a usare la stessa domanda: funzionano? Una domanda apparentemente seria, finché non provi a chiedere che cosa significhi funzionare. A quel punto l’entusiasmo si fa meno preciso. Una casa venduta? Restaurata? Frequentata ad agosto? Una nuova famiglia residente? Stavamo parlando di risultati diversi come se fossero la stessa cosa.
Il punto di partenza
Attraverso ITS Italy ho un coinvolgimento operativo in alcuni dei territori discussi nel libro. Non sono un osservatore arrivato ieri per distribuire voti ai sindaci. Questo mi permette di vedere alcuni percorsi che le statistiche non raccontano, ma non mi rende automaticamente imparziale. Perciò nel volume distinguo quello che emerge dai dati ufficiali da ciò che deriva dall’esperienza professionale, dalle dichiarazioni dei comuni, dalle piattaforme o dalle testimonianze degli acquirenti.
È una precauzione necessaria anche quando i numeri contraddicono l’argomento che sarebbe più conveniente sostenere. Non possiamo lamentarci della confusione dei giornali e poi usare le nostre operazioni come se fossero un campione statistico dell’intero mercato. Il libro è co-pubblicato da NOMAG Media e ITS ITALY: il lettore deve sapere da dove arriva ogni pezzo della storia e poterlo valutare.
Il fenomeno può funzionare in un modo diverso dal titolo
A Mussomeli, l’analisi individua un forte movimento del mercato ordinario e un passaggio dall’interesse per l’euro simbolico all’acquisto di altre case economiche. È un risultato che mi interessa molto più della gara a chi annuncia il numero più grande. Una persona scopre il paese per una ragione, poi sceglie un immobile diverso: il meccanismo di scoperta può avere valore anche se la casa finale non costa un euro.
Ma proprio per questo non possiamo mettere tutte quelle compravendite nel sacco delle case a prezzo simbolico. E non possiamo portarle direttamente all’anagrafe. Se una coppia compra, ristruttura e torna alcune volte l’anno, può far lavorare tecnici, imprese, negozi e servizi. È attività economica. Non è automaticamente una famiglia che vive lì dodici mesi, manda i figli a scuola e cambia la struttura demografica del comune.
I paesi non si salvano cambiando il nome ai risultati
Le serie considerate nel libro mostrano una popolazione ancora in calo in tutti e cinque i casi: Salemi, Sambuca di Sicilia, Mussomeli, Ollolai e Fabbriche di Vergemoli. Non significa che senza i programmi sarebbe andata esattamente allo stesso modo. Non abbiamo un secondo paese identico da usare come universo parallelo. Significa però che l’inversione dello spopolamento non può essere data per dimostrata soltanto perché la storia ha fatto il giro del mondo.
Anche il recupero a uso turistico va chiamato con il suo nome. Può sottrarre un edificio all’abbandono e generare lavoro. Per sapere se sarà sostenibile servono domanda, utilizzo e costi, non il numero di annunci pubblicati. Una casa su una piattaforma non contiene già gli ospiti, così come un articolo entusiasta non contiene già i residenti. Sembra una precisazione banale. Se lo fosse davvero, non avrei avuto così tanto da scrivere.
Non ce l’ho con chi prova a fare qualcosa
Un comune che cerca di rendere visibile un patrimonio dimenticato ha ottime ragioni per provarci. La mia critica è rivolta al momento in cui uno strumento viene raccontato come un’intera politica abitativa, economica e demografica. L’euro può aiutare a iniziare una conversazione. Per convincere qualcuno a restare servono immobili utilizzabili, servizi, opportunità e la possibilità di organizzare una vita che non dipenda ogni giorno da un’eccezione.
Presenterò il libro il 24 settembre a Roma. Il titolo inglese è Debunking Italy’s €1 House Effect, e la parola importante è effect: l’insieme degli effetti che abbiamo attribuito alla formula. Non voglio sostituire una favola ottimista con una favola cinica. Vorrei soltanto che, alla prossima casa venduta, fossimo capaci di festeggiare il risultato ottenuto senza inventarne altri tre. Sarebbe già un piccolo progresso, e non costerebbe nemmeno un euro.
La presentazione a Roma
24 settembre 2026, ore 17.00 · Centro Studi Americani, Via Michelangelo Caetani 32, Roma. L’incontro presenta i primi risultati RELOCALS e la collana NOMAG Research.




