Gli stranieri che parlano bene dell’Italia ci piacciono moltissimo. Ci piace vederli commossi davanti a un piatto, sorpresi da una piazza, convinti che qui abbiano finalmente imparato a vivere. Quando invece provano a raccontare quanto sia stato complicato trovare casa o risolvere una pratica, diventiamo un po’ meno curiosi. La bellezza era una conferma del nostro valore. La difficoltà rischia di sembrarci una mancanza di gratitudine.
Eppure scegliere un paese non significa firmare un contratto per dargli sempre ragione. Si può amare l’Italia e descriverne i problemi con precisione, magari proprio perché ci si vive e non si ha più bisogno di proteggerne l’immagine da cartolina. Da questa prospettiva nasce RELOCALS, il progetto che abbiamo sviluppato con Nomag Media, ITS ITALY e We the Italians . Volevamo ascoltare cosa succede quando chi arriva da fuori diventa, almeno in parte, locale.
Non sono comparse nella nostra promozione
Li abbiamo chiamati relocals unendo relocate e local. Non per aggiungere una categoria brillante a quelle già in circolazione, ma per mettere a fuoco una condizione: vivere dentro un luogo conservando la capacità di confrontarlo con altro. Nel primo gruppo ci sono 103 persone nate all’estero e residenti in Italia. Hanno risposto a 50 domande, oltre a un indicatore sul reddito, con spazio per raccontare esperienze e osservazioni.
Il 75,7% dice che vivere qui ha cambiato il proprio modo di raccontare il Paese. Mi sembra un punto di partenza molto più interessante della solita domanda su quanto sia bella l’Italia. La bellezza l’avevano probabilmente notata anche prima. Quello che si impara dopo riguarda la distanza tra aspettativa e vita quotidiana, le relazioni che si costruiscono e i compromessi che si accettano per restare.
Un legame può crescere senza cancellare i problemi
Il 64,1% non pensava inizialmente di rimanere così a lungo. L’86,4% vive con un partner o con la famiglia. Soltanto due partecipanti sono pensionati, mentre il 63,1% genera il reddito soprattutto fuori dall’Italia. Non sono percentuali da usare per inventare un nuovo stereotipo: descrivono questo gruppo e ci aiutano a formulare domande migliori su come una scelta si consolida.
Le critiche sono altrettanto chiare. Lavoro e casa vengono indicati come problemi entrambi dal 78,6%, burocrazia dal 76,7%, trasporti dal 74,8%. E l’84,5% considera l’idea dell’Italia come vacanza permanente uno dei grandi equivoci. Si può essere contenti di vivere qui senza fingere che il Paese smetta di avere uffici, affitti e coincidenze ferroviarie nel momento in cui il sole colpisce bene una terrazza.
Il dato che mi interessa di più riguarda noi
Il 65% non è mai stato coinvolto da enti locali, organizzazioni o imprese italiane per mettere a disposizione la propria prospettiva, le competenze o il pubblico. Questo non significa che tutti aspettino un nostro invito o abbiano la soluzione ai problemi del territorio. Significa che un pezzo di esperienza internazionale è già qui, mentre continuiamo a discutere soprattutto di come importarne altra.
Attenzione: ascoltarli non vuol dire chiedere loro di diventare ambasciatori gratuiti e sorridenti. Se cerchiamo soltanto qualcuno che ripeta il messaggio preparato da noi, possiamo risparmiarci il questionario. Il valore sta anche in ciò che non vorremmo sentire, in una procedura giudicata incomprensibile o in una promessa che dall’esterno sembrava credibile e dopo il trasferimento lo è molto meno. È materiale utile per migliorare, se siamo disposti a non viverlo come un’offesa.
I primi 103 sono l’inizio, non tutta l’Italia ‘internazionale’
Il campione è intenzionale e marcatamente anglofono. Non rappresenta tutti gli stranieri residenti in Italia, né pretende di farlo. È una prima fase, abbastanza approfondita da far emergere segnali e abbastanza delimitata da ricordarci che il lavoro deve continuare. Preferisco dirlo chiaramente piuttosto che promuovere l’ennesima fotografia definitiva che definitiva non è.
Presenteremo RELOCALS il 24 settembre a Roma; il rapporto preliminare sarà poi scaricabile gratuitamente in italiano e inglese. Nel 2027 il progetto proseguirà con almeno dodici tappe: il roadshow servirà anche a raccogliere nuove esperienze e nuovi dati. Mi piacerebbe che arrivassimo a quegli incontri con un’abitudine leggermente diversa: quando qualcuno che ha scelto l’Italia ci racconta qualcosa di scomodo, prima di spiegargli perché si sbaglia, lasciamolo finire. Potremmo scoprire che sta parlando di un paese a cui teniamo entrambi.
La presentazione a Roma
24 settembre 2026, ore 17.00 · Centro Studi Americani, Via Michelangelo Caetani 32, Roma. L’incontro presenta i primi risultati RELOCALS e la collana NOMAG Research.




