Fake experts, PR e giornalismo: il problema non è solo l’AI
Da quando ho una piccola ‘press card’ britannica del The Chartered Institute of Journalists (CIoJ) mi diverto a seguire anche il dibattito internazionale sul giornalismo e sui media. In questi giorni ho letto con interesse le discussioni nate attorno alle inchieste di Press Gazette e ad alcuni panel professionali dedicati ai cosiddetti “fake experts”: esperti inesistenti, AI-generated o semplicemente non verificabili finiti dentro articoli pubblicati anche da grandi testate.
La cosa interessante è che, sotto sotto, molti nel settore sanno già perfettamente dove stia il problema. E no, non è soltanto l’AI.
L’AI ha semplicemente accelerato qualcosa che nel giornalismo business, lifestyle e corporate esiste da anni: il rapporto sempre più ambiguo tra redazioni, PR e contenuti costruiti per sembrare autorevoli.
A volte è pigrizia. A volte incuria. A volte mancanza di tempo. E altre volte, diciamolo serenamente, è perché certi budget pubblicitari o certe relazioni commerciali arrivano guarda caso dagli stessi mondi che producono quei contenuti.
E qui mi è tornata in mente una delle scene più oneste de “Il Diavolo veste Prada 2”, quando la responsabile Dior ricorda a Runway che senza i brand e senza quel sistema economico, molte riviste semplicemente non esisterebbero. Brutale, ma almeno sincero.
Perché il punto vero è questo: se le redazioni smettono di verificare seriamente ciò che arriva da PR, agenzie, pseudo advisor, strategist, guru, founder ed “esperti” vari, allora tanto vale dichiararlo apertamente e chiamarlo marketing. O publiredazionale. O marchetta, se vogliamo essere meno eleganti.
Almeno il mercimonio sarebbe trasparente.
Invece continuiamo spesso a fingere che certe pagine business siano costruite su rigorosa selezione editoriale, quando chi lavora nel settore sa perfettamente quanti “esperti” vengano pubblicati senza che nessuno controlli davvero curriculum, esperienza reale, risultati o persino esistenza.
E forse il problema più grande non sono nemmeno i fake experts. È che ormai molti hanno smesso persino di stupirsi quando li vedono.



