Domani sarò a Roma per “The Meeting is the Message”. Parleremo di come creare occasioni in cui persone che normalmente non si incontrano possano conoscersi. Per me è una domanda concreta, nata dal lavoro di ITS Italy con chi ha scelto di venire a vivere in Italia.
Ci piace raccontare l’Italia al mondo. Andiamo all’estero, cerchiamo nuovi interlocutori, invitiamo persone a scoprire i nostri territori. È un’apertura preziosa: lo sguardo di chi arriva da fuori ci aiuta anche a domandarci chi siamo noi.
Ma c’è una domanda che facciamo meno spesso: quando queste persone arrivano, dove le incontriamo?
In questi anni, con ITS Italy, abbiamo conosciuto persone che hanno scelto l’Italia per lavorare, avviare un’attività, trasferirsi con la famiglia o provare a costruire qui una nuova vita. Continuiamo a chiamarle “stranieri” anche quando stanno contribuendo al futuro dei nostri paesi e delle nostre città. E troppo spesso ci fermiamo all’idea di attrarle, senza occuparci abbastanza di ciò che accade dopo: le relazioni con chi vive già lì, la possibilità di partecipare, di contribuire e anche di sentirsi parte di un luogo.
Per questo torno sempre alla piazza. Quella vera, con le persone e le sedie, ma anche quella più ampia: uno spazio pubblico dove si può incontrare qualcuno che non fa già parte della propria cerchia. Una piazza piena di passanti non è necessariamente un luogo d’incontro. E una piazza che si svuota, come accade in molti centri, perde molto più di un po’ di movimento.
Gli incontri non nascono per decreto. Però possiamo creare le condizioni perché avvengano: aprire spazi, invitare persone diverse, dare loro una ragione per esserci e la libertà di portare idee proprie. Possiamo farlo senza trasformare ogni occasione in un convegno dove parlano sempre gli stessi e gli altri ascoltano educatamente.
È questo l’aspetto del progetto Governanza di Richard Harris che mi interessa di più: passare dal dire che il dialogo è importante al chiederci chi mette a disposizione i luoghi, chi costruisce gli strumenti e chi paga perché restino accessibili nel tempo.
Domani porterò a questa discussione l’esperienza di ITS Italy. Perché aprirsi al mondo ha senso anche se impariamo ad aprirci a chi il mondo lo ha già portato nelle nostre piazze.
E se pensate che per avere una piazza servano per forza una fontana e un municipio, domani proveremo a smentirvi dentro la Stazione Termini. Ci incontriamo a Binario F: che, a dispetto del nome, non è un binario da cui parte un treno, ma uno spazio dedicato al lavoro e all’innovazione. Per qualche ora può diventare anche una piazza. Anzi, sarebbe un bel risultato se qualcuno perdesse un treno perché ha incontrato una persona interessante. Ma questa non è un’indicazione dell’organizzazione.
Ci vediamo a Binario F
The Meeting is the Message – Dalla riflessione all’azione si terrà mercoledì 30 settembre 2026, alle 18.00, a Binario F, via Marsala 29H, Roma, presso la Stazione Termini. L’incontro è presentato da Richard Harris in collaborazione con Zest Group; Binario F ci ospita per cortesia di Meta.
Con me interverranno Marco Marcatili di Lombardini22 e Luca Verzichelli dell’Università di Siena. Modera Giulio Maria Pezzini di Zest Group. Parleremo del ruolo che possono avere imprenditoria, amministrazione pubblica e politica nel rendere possibili questi incontri.
La partecipazione è gratuita, con prenotazione: registratevi su governanza.it.
Prima dell’incontro dedicherò volentieri un po’ di tempo a giornalisti e altre persone interessate ad approfondire i tre libri di NOMAG Research: la ricerca sui digital nomad in Italia, quella sull’effetto delle case a un euro e i risultati preliminari di RELOCALS. Se vi fa piacere incontrarmi a Binario F prima delle 18.00, scrivetemi in risposta a questo articolo, così troviamo un momento per parlare dei risultati e delle domande che aprono.
A domani, in piazza. O quasi.




